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Castellucci (CISL PUGLIA) - Sicurezza sul lavoro: 31 morti in sei mesi, numeri inaccettabili. Serve UN PATTO REGIONALE

In Puglia sono trentuno i morti sul lavoro nei primi sei mesi del 2026, di cui sette in itinere.

Non sono semplici statistiche, ma vite spezzate, famiglie colpite, comunità ferite. Numeri ai quali non dobbiamo e non possiamo abituarci. Non siamo di fronte a episodi isolati né a tragiche fatalità, ma a un fenomeno che continua ad assumere caratteristiche strutturali e che richiede risposte altrettanto strutturali. Quanto accaduto nel Foggiano, con la morte di un bracciante e il ferimento di altri lavoratori su un furgone al rientro dai campi, impone un’ulteriore riflessione. La tutela delle persone deve riguardare non solo il luogo di lavoro, ma anche trasporti, orari, organizzazione delle attività e filiera delle responsabilità. Ogni morte sul lavoro o incidente nel tragitto da o verso il luogo di impiego richiama istituzioni, imprese e parti sociali a fare della prevenzione una priorità concreta. La Puglia, nella prima metà dell’anno, si colloca al sesto posto in Italia per incidenza degli infortuni mortali, escludendo quelli in itinere, con 18,5 decessi ogni milione di occupati, rispetto a una media nazionale di 14,5. Taranto è la terza provincia italiana per incidenza della mortalità in occasione di lavoro, mentre Foggia è nona.

Le due province hanno registrato otto infortuni mortali ciascuna; seguono Bari con sette, BAT e Lecce con tre ciascuna e Brindisi con due. Anche le denunce complessive di infortunio risultano in aumento: si passa dalle 13.966 del primo semestre 2025 alle 14.693 dello stesso periodo del 2026, pari a circa 82 denunce al giorno. A livello territoriale, se ne registrano 5.563 a Bari, 2.364 a Lecce, 2.002 a Foggia, 1.969 a Taranto, 1.448 a Brindisi e 1.327 nella BAT. La fascia di età con il maggior numero di casi è quella compresa tra i 55 e i 59 anni, seguita dalla fascia tra i 50 e i 54 anni. Complessivamente sono coinvolti 9.222 uomini e 5.471 donne. Il progressivo innalzamento dell’età media degli occupati impone una riflessione concreta sull’organizzazione delle attività, a partire da ritmi, carichi, turnazioni e mansioni. È necessario rendere le prestazioni sempre più compatibili con l’età, lo stato di salute e le condizioni personali, assicurando protezioni adeguate lungo l’intero arco della vita professionale e contrastando precarietà, irregolarità, dumping e vulnerabilità contrattuali. In questo percorso, la contrattazione rappresenta una leva fondamentale per costruire ambienti più sostenibili, sicuri ed equi. Preoccupa fortemente anche il dato relativo alle malattie professionali. Nel primo semestre del 2026 le denunce raggiungono quota 6.976, con un incremento di circa il 19 per cento rispetto all’anno precedente. Riguardano 5.574 uomini e 1.402 donne. Sul piano territoriale, Taranto registra 2.523 denunce, Bari 1.214, Lecce 1.157, Brindisi 946, Foggia 880 e BAT 256. Prevenzione, sorveglianza sanitaria, monitoraggio e cultura della prevenzione, coinvolgendo le nuove generazioni, devono essere i pilastri di una strategia organica e permanente.

Per questo la CISL Puglia chiede alla Regione e alle istituzioni competenti di superare la logica dell’emergenza e promuovere un Patto regionale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, attraverso tavoli stabili con organizzazioni sindacali confederali, associazioni datoriali, sistema sanitario ed enti ispettivi. Servono obiettivi chiari e verificabili: potenziare prevenzione e controlli, rafforzare gli organici ispettivi, garantire una formazione efficace, intensificare la sorveglianza sanitaria, contrastare il lavoro irregolare e valorizzare il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Occorre intervenire anche su appalti e subappalti. Compressione dei costi, concorrenza al ribasso e ritmi esasperati non possono ridurre le garanzie. Vanno invece sostenute le imprese che investono in salute e sicurezza, formazione continua, qualità dell’occupazione e buona organizzazione aziendale.

La Puglia deve crescere, attrarre investimenti e creare nuova occupazione, ma lo sviluppo non può essere misurato soltanto in termini quantitativi: deve essere valutato anche attraverso la qualità, la dignità e la salvaguardia delle persone nei luoghi di lavoro. La CISL Puglia, insieme alle proprie strutture categoriali regionali e confederali territoriali, continuerà a fare la propria parte attraverso la presenza nei luoghi di lavoro, la sensibilizzazione, la contrattazione e il confronto con le istituzioni e con il sistema delle imprese. Sulla salute e sulla vita delle lavoratrici e dei lavoratori non possono esserci scorciatoie, arretramenti o compromessi.

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