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L’ORO DI PUGLIA COPERTO DI FANGO, ​FAI CISL PUGLIA: "Basta silenzio sull'inferno dei campi. La dignità non si tratta"

[Fai Cisl Puglia]

C’è un silenzio assordante che avvolge le campagne pugliesi all’inizio di ogni estate. È il silenzio di chi vede i furgoni partire all’alba e sa che, sotto i tendoni, si consuma il ricatto del cottimo, ma sceglie comunque di voltarsi dall'altra parte. Oggi la Fai Cisl Puglia rompe quel muro di complicità: basta tacere.
​"La terra di Puglia, simbolo di eccellenza, è diventata il palcoscenico di un inferno a cielo aperto", dichiara il Segreterio Regionale della Fai Cisl Puglia, Antonio La Fortuna, "Mentre l'agroalimentare fattura miliardi ed esporta in tutto il mondo, migliaia di braccianti – italiani e stranieri – pagano questo successo con la salute e, troppo spesso, con la vita. Questo non è lavoro: è feudalesimo moderno."
​L'atto di accusa della Fai Cisl Puglia, in linea con la mobilitazione nazionale, è netto: il caporalato non è un'emergenza stagionale legata al caldo, ma una scelta criminale che antepone il profitto al valore della vita umana. E se la magistratura fa il suo dovere con gli arresti, la politica non può più trincerarsi dietro tavoli tecnici che producono solo pochi e timidi risultati.

​Bisogna partire dall'azzeramento dei "visti della vergogna": il sistema dei flussi va sottratto una volta per tutte al monopolio dei caporali. Chi arriva in Italia per lavorare deve farlo con un contratto vero e regolare in mano, non con un biglietto della lotteria gestito dalle mafie del caporalato.
​Allo stesso tempo, serve una tracciabilità etica della filiera: è ora di fare totale chiarezza su quanto vengano pagati i pomodori, l'uva o le ciliegie dal campo alla Grande Distribuzione Organizzata. Chi strozza i prezzi alla produzione, imponendo tariffe da fame, è il primo mandante morale dello sfruttamento nei campi.
​Infine, l'arma decisiva è l'applicazione rigida dell'indice di congruità. I numeri non mentono: non è più tollerabile che un’azienda dichiari la raccolta di tonnellate di prodotto registrando sui registri ufficiali appena due o tre operai. Le istituzioni e la politica devono smettere di chiudere gli occhi davanti a queste assurdità contabili.
​"Non faremo sconti a nessuno", conclude La Fortuna, "Difendere i braccianti significa difendere l'onore della Puglia e tutelare quegli imprenditori onesti schiacciati dalla concorrenza sleale di chi schiavizza le persone. La nostra terra merita di splendere, non di vergognarsi."

​Ufficio Stampa Fai Cisl Puglia

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