Castellucci: La Puglia non può permettersi di perdere il suo manifatturiero
[Cisl Puglia]
La Puglia attraversa una fase economica complessa e delicata, segnata da trasformazioni profonde che stanno investendo l’intero sistema produttivo. Le crescenti tensioni geopolitiche internazionali stanno già producendo effetti rilevanti sui mercati energetici e sulle catene globali di approvvigionamento, con inevitabili ricadute sull’export e sull’import del sistema produttivo regionale. In un territorio fortemente integrato nei mercati internazionali, questi fattori rischiano di aggravare criticità che da tempo attraversano il tessuto industriale pugliese.
Non siamo di fronte a semplici difficoltà congiunturali. I cambiamenti in corso sono strutturali e riguardano la riorganizzazione delle filiere industriali, la transizione energetica e ambientale e le nuove dinamiche della competizione globale. In tutto questo scenario la Puglia rischia un progressivo indebolimento della propria base manifatturiera.
Quando arretra l’industria non diminuiscono soltanto i posti di lavoro. Si riduce la qualità dell’occupazione, si indeboliscono intere filiere produttive e si mette in discussione l’equilibrio economico e sociale dei territori. Il manifatturiero forte rappresenta invece una componente essenziale della struttura economica di un territorio, perché genera occupazione stabile, innovazione e sviluppo diffuso.
Negli ultimi anni si sono accumulati segnali di forte criticità. Tra questi, la vicenda della siderurgia legata allo stabilimento ex Ilva di Taranto continua a rappresentare, da oltre un decennio, uno dei nodi industriali più complessi del Paese, con ricadute decisive sull’occupazione, sull’indotto e sul futuro produttivo non solo di un’intera area, ma di tutto il sistema industriale nazionale. Una vicenda che, di fatto, attualmente si intreccia anche con il percorso europeo di definizione del nuovo regolamento sull’industria, l’Industrial accelerator act.
Allo stesso tempo pesano le incertezze legate alla centrale Enel di Brindisi e alle prospettive industriali di Eni, entrambe coinvolte nei grandi processi di transizione energetica e ambientale. Si tratta di transizioni avviate e necessarie, ma che devono essere accompagnate da investimenti credibili e da scelte industriali e politiche chiare e univoche, a tutti i livelli istituzionali, capaci di garantire continuità produttiva, innovazione, tutela occupazionale e sociale, sostenibilità ambientale, salute e sicurezza.
Anche altri comparti strategici stanno attraversando una fase particolarmente delicata e incerta. Il settore del mobile imbottito, simbolo storico del distretto pugliese dell’arredo, è alle prese con la crisi della Natuzzi. Il comparto dell’automotive è sottoposto alla crescente pressione della competizione internazionale e alle profonde trasformazioni legate alla transizione verso la mobilità elettrica, avviata negli ultimi anni, forse senza una strategia generale sufficientemente strutturata.
A queste difficoltà si aggiungono le criticità che interessano il tessile-abbigliamento e il comparto calzaturiero, altri segmenti importanti della tradizione manifatturiera regionale.
Si tratta di crisi differenti tra loro, ma accomunate da un rischio: il progressivo indebolimento del sistema manifatturiero pugliese, con conseguenze potenzialmente pesanti in termini di perdita di Pil e di occupazione.
Il pericolo concreto è di uno spostamento verso un modello economico più fragile, caratterizzato da maggiore stagionalità e da una possibile diffusione del lavoro povero, aggravato anche da fenomeni di dumping contrattuale, con l’utilizzo di contratti pirata che riducono drasticamente il costo del lavoro e comprimono realmente diritti e tutele di lavoratrici e lavoratori.
Per queste ragioni rivolgiamo un appello alla Regione Puglia: è necessario aprire una nuova stagione di politiche industriali e per lo sviluppo che mettano al centro il lavoro di qualità, la contrattazione, la partecipazione dei lavoratori, la sicurezza, la competitività delle imprese e la tenuta delle filiere produttive regionali.
La Puglia ha bisogno di una strategia dedicata capace di governare le trasformazioni in corso senza rinunciare alla propria vocazione manifatturiera, che nel tempo ha rappresentato uno degli elementi distintivi del suo sviluppo economico e sociale nel Mezzogiorno.
