Inflazione e salari, la grande sfida della Puglia Famiglie sotto pressione, consumi sempre più ridotti
[Cisl Puglia]
L'inflazione continua a erodere il reddito delle famiglie e ad allargare le difficoltà economiche soprattutto nel Mezzogiorno.
È l'allarme lanciato dalla Cisl Puglia alla luce degli ultimi dati Istat, che fotografano una riduzione del potere d'acquisto e una crescente pressione sui bilanci domestici. Nel secondo trimestre del 2026 il potere d'acquisto delle famiglie italiane è diminuito dello 0,9% rispetto al trimestre precedente e dello 0,4% su base annua, mentre la pressione fiscale ha raggiunto il 43,5%.
Un contesto aggravato dall'aumento dei costi dell'energia e dei carburanti, alimentato dalle tensioni internazionali, che continua a spingere l'inflazione e il costo della vita.
Per la Puglia il quadro appare ancora più delicato. Nel 2025 la spesa media mensile delle famiglie si è fermata a 1.975 euro, tra i livelli più bassi d'Italia, contro una media nazionale di 2.782 euro. Un divario che sfiora il 29% e che racconta una distanza ancora marcata tra il Sud e le aree più dinamiche del Paese. A incidere è soprattutto la composizione della spesa.
In Puglia il 61,7% del budget familiare viene assorbito da alimentazione e abitazione, contro il 55,8% della media nazionale. Nel dettaglio, il 22,5% è destinato all'acquisto di cibi e bevande analcoliche, mentre il 39,2% serve per far fronte ai costi di casa, acqua, luce e gas. Restano così margini sempre più ridotti per istruzione, cultura, sport e tempo libero.
«L'inflazione non è un dato teorico, ma una realtà che le famiglie toccano con mano ogni giorno quando fanno la spesa o pagano le bollette», osserva Antonio Castellucci, segretario generale della Cisl Puglia. Per il sindacalista il progressivo impoverimento rischia di frenare ulteriormente la crescita economica e i consumi interni. Alle difficoltà legate al costo della vita si aggiungono le criticità del mercato del lavoro. Nonostante la presenza di comparti strategici come aerospazio, Ict, agroalimentare e manifattura, la regione continua a fare i conti con crisi industriali, precarietà e forti divari occupazionali e retributivi. Tra il 2008 e il 2023 le retribuzioni reali dei lavoratori pugliesi sono diminuite mediamente del 9,8%. «La crescita non può basarsi sulla compressione dei salari né può dirsi autentica se non migliora concretamente la vita delle persone», sostiene ancora Castellucci. Da qui la richiesta di accelerare sui rinnovi contrattuali, rafforzare la contrattazione decentrata e contrastare il dumping contrattuale per recuperare potere d'acquisto e valorizzare produttività e welfare aziendale. Secondo la Cisl le risorse pubbliche destinate alle imprese dovrebbero premiare chi crea occupazione stabile, applica correttamente i contratti collettivi e investe in innovazione, sicurezza e formazione. Un cambio di paradigma che, secondo il sindacato, comincia a trovare primi segnali positivi nel confronto con la Regione.
Per questo l'organizzazione rilancia la proposta di un Patto regionale per il lavoro, l'impresa e lo sviluppo, accompagnato da una cabina di regia permanente tra istituzioni e parti sociali. L'obiettivo è monitorare in modo stabile salari, occupazione, investimenti e vertenze, superando la logica degli interventi emergenziali. «Salari, sviluppo e potere d'acquisto sono aspetti della stessa sfida», conclude Castellucci.
«Solo un lavoro stabile, sicuro e adeguatamente retribuito può contrastare l'impoverimento delle famiglie e garantire una crescita più equa e inclusiva per la Puglia». [red.pp]
